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CHE BELLA DOMENICA… MA NON PER TUTTI!

Domenica “amara” per tutti gli “anti-Conte” di casa nostra, per gli amanti degli allenatori cosiddetti “giochisti” e per quanti ancora pensano che un allenatore che manda in campo la propria squadra con cinque difensori (tre centrali e due esterni) sia da… prendere a calci.
Il Napoli di Antonio Conte (con cinque difensori in campo) vince agevolmente per 0-3 sul campo del già retrocesso Pisa (con reti di McTominay e Rrahmani nel primo tempo e di Hojlund allo scadere della ripresa) e ottiene la matematica qualificazione in Champions League con un turno di anticipo e blinda il secondo posto; il Milan di Allegri (cinque difensori in campo) vince per 1-2 a Genova con il Genoa e mette una serie ipoteca sulla qualificazione in Champions League, così come la Roma di Gasperini (cinque difensori in campo) che si aggiudica il derby della capitale battendo per 2-0 la Lazio di Maurizio Sarri (l’allenatore preferito dai tanti detrattori di Antonio Conte e che in tanti rivorrebbero sulla panchina del Napoli al posto del salentino…), sconfitta esattamente come la Juve di Luciano Spalletti (altro idolo degli anti-Conte nostrani) che ha perso anch’essa per 0-2 in casa con la Fiorentina e che, al momento, è sesta in classifica.

A inizio anno il Napoli aveva quattro obiettivi:
1) arrivare tra le prime quattro per ottenere la qualificazione in Champions League: centrato!
2) vincere almeno un trofeo tra Coppa Italia e Supercoppa: centrato!
3) superare il maxi-girone di Champions League e approdare almeno ai play-off: mancato!
4) provare a rivincere lo scudetto: mancato!
Sul primo dei due obiettivi mancati va detto che al Napoli sarebbe bastato vincere almeno una partita tra Eintract Francoforte in casa, Copenaghen in trasferta o, come ultima spiaggia, l’ultima in casa con il Chelsea (come tra l’altro stava facendo nel primo tempo…) per ottenere la qualificazione, pertanto si può dire che il Napoli ha fallito l’obiettivo per una sola partita non vinta, mentre sul secondo va detto che il Napoli, tra alti e bassi, ha mantenuto vive le speranze di rimonta sull’Inter fino a Pasquetta. Per tali motivi si può dire che chi definisce deludente, o addirittura fallimentare, la stagione del Napoli per aver mancato due obiettivi su quattro di cui uno, come visto, per una partita e l’altro sfumato soltanto a metà aprile, evidentemente o ha, come si suol dire, “il grasso al cuore” o ha grossi problemi di memoria, in quanto questa che si concluderà domenica prossima può tranquillamente definirsi la migliore stagione post-scudetto della storia del Napoli, dal momento che dopo il primo scudetto si consumò il dramma sportivo dello scudetto perso a vantaggio del Milan di Sacchi (che si rese protagonista di una grossa rimonta su Maradona e compagni), dopo il secondo scudetto il Napoli arrivò ottavo e dopo il terzo campionato vinto il Napoli arrivò addirittura decimo!

Lamentarsi della stagione che sta per concludersi, per quello che poteva essere e non è stato, non solo è da irriconoscenti ma anche da persone non consapevoli della reale dimensione della squadra azzurra o che ne ignorano la storia. E chi si lamenta sostenendo che, per gli investimenti fatti la scorsa estate, era lecito aspettarsi qualcosa in più e/o della scarsa qualità del gioco offerto dalla squadra quest’anno, pensasse a quanto accaduto alla Juve che, nonostante un gioco qualitativamente migliore e con investimenti uguali se non addirittura superiori a quelli fatti dal Napoli, rischia seriamente di restare fuori dalla prossima Champions League… E la Juve, per storia, tradizione, bacino d’utenza, palmares e fatturato è “obbligata” a vincere ogni anno, il Napoli no!

(G.S.’76)

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